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Grafismo di Serge Pey, tratto da " Nierika, o memorie del quinto sole"

IL LINGUAGGIO INDIRETTO.

Si è soliti dire che il pittore ci raggiunge attraverso il mondo silenzioso dei colori e delle linee, si rivolge in noi ad un potere di decifrazione del non formulato e di cui avremo appunto il controllo solo dopo averlo esercitato alla cieca, dopo aver amato l'opera. Lo scrittore, invece, si installa in segni già elaborati, in un mondo già parlante, ed esige da noi soltanto un potere di riordinare le nostre significazioni secondo l'indicazione dei segni che ci propone. Ma se il linguaggio può esprimere tanto in virtù di ciò che sta fra le parole quanto in virtù delle parole? Tanto in virtù di ciò che esso non "dice" quanto in virtù di ciò che "dice"? Se c'è, nascosto nel linguaggio empirico, un linguaggio alla seconda potenza, dove i segni vivono di nuovo la vita vaga dei colori, e dove le significazioni non si liberano completamente dal commercio dei segni?

Maurice Merleau-Ponty
Segni

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CHI SONO.

Ai miei “clienti” chiedo solo fiducia, pazienza e cooperazione: perché solo in questo modo è possibile raggiungere un risultato che non sia solamente di aspetto gradevole, ma che abbia anche una valenza significativa, e che possa rispecchiare al meglio la personalità di chi si aspetta un progetto grafico tagliato sulla propria misura.

Naturalmente, non sempre i “tempi di produzione” consentono di poter mantener fede a questi principi. Nel gran vociare delle offerte di mercato, oggi l’attenzione è rivolta ad ottenere il risultato più rapido con il costo minore. Pur tuttavia un’azienda, un Ente, un’attività commerciale, un’associazione culturale, o anche lo stesso singolo privato, dovrebbero tenere conto che un lavoro sviluppato in maniera frettolosa è col minor costo è un lavoro destinato ad essere rifatto. E per questo si dovrebbe misurare e decidere il proprio investimento sulla distanza e nel tempo.

Senza avere la pretesa di sviluppare progetti grafici che abbiano carattere d’eternità, un buon progetto dovrebbe avere l’ambizione di poter significare anche oltre lo specifico immediato.
E questa è la distanza che si coglie tra la “vecchia” scuola di grafica italiana, di cui il capostipite Albe Steiner, ha lasciato tracce significative, e quella odierna. Una distanza per certi versi incolmabile e che ci dovrebbe far riflettere in modo più approfondito.

Ciascuno è ovviamente libero di poter scegliere la soluzione che meglio si attaglia alle proprie necessità, anche finanziarie. Ma, a tal proposito, mi piace ricordare la frase di un amico che si occupava di tatuaggi: “Un tatuaggio è qualcosa che si porta sulla pelle per tutta la vita. Scegliere colui che te lo farà non è cosa di poco conto. Ciascuno ha, sulla propria pelle, il tatuaggio che si merita”.

 

 



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